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SNAMI La Spezia

I Medici hanno manifestato a Roma, in Piazza SS. Apostoli, il 28 Novembre 2015.Perchè? Contro chi?Finalmente una manifestazione unitaria, forse la prima: ci volevano la “Riforma Balduzzi” e poi le “direttive Lorenzin” per convincere i Medici italiani (Veterinari compresi) che la misura è colma.Finalmente una esternazione possente, convinta, lucida, corale contro la burocratizzazione della sanità, la sua disumanizzazione, lo spostamento del focus della professione dalla cura della persona al rispetto -esclusivo, dominante- dei parametri gestionali. A tappe successive, a furia di parlare di adeguatezza, pertinenza ed efficienza, si sono impoveriti gli ospedali delle risorse essenziali, si è bloccato il turnover del personale, si è ostacolata la formazione di nuovi laureati e di specializzandi, si è svuotata la riserva delle troppo scarse borse di studio, si sono operati tagli dove invece bisognava intervenire per ammodernare ed efficientare l'esistente, spesso obsoleto o quasi. A nulla servono poche eccellenze se il quadro generale è sotto i requisiti minimi, diversi da regione a regione. Se le attese per prestazioni essenziali di prevenzione, cura e monitoraggio oltrepassano limiti accettabili.I Medici hanno gridato in piazza il loro dissenso, hanno rigettato la responsabilità di una simile situazione, hanno chiesto di uscire dall'ambiguità di doversi accollare di fronte ai cittadini -persone da assistere e non “utenti”- le tante manchevolezze del sistema. E' stato un coro di testimonianze sgradevoli e pesanti, di vita vissuta nei Pronto Soccorso, nelle sale operatorie, nelle corsie, negli ambulatori, nei laboratori, negli studi convenzionati e al letto dei malati nelle loro abitazioni. Si è criticato il passaggio dal “tutto a tutti dalla culla alla bara” del 1978 alle cure contingentate, centellinate e a volte “ri”pagate a furia di ticket o con il ricorso al “privato”.In questa situazione il principale soccombente è il rapporto medico paziente, fulcro del patto di fiducia senza il quale nessun intervento curativo, particolare o globale, può sussistere. Da una parte si tiene ossessivamente conto del monitoraggio delle prestazioni, limitando le spese, comminando sanzioni a chi esce da parametri e direttive, dall'altro si ignora completamente l'aspetto umano della “cura”, che è personale, individuale e finalizzata alla salvaguardia del bene più importante: la salute. Eravamo partiti bene, razionalizzando le prestazioni sino allora disperse in mille rivoli ed assicurandole a tutti i cittadini, abolendo pregiudizi medievali (c'erano ancora malattie considerate “voluttuarie” e quindi non degne di essere curate dalla sanità pubblica). Ma ora, lasciando decidere al computer se il paziente ha diritto ad una prestazione, ad una medicina, ad una esenzione, e rischiando di persona una sanzione, si trasforma il Medico in una appendice non digitalizzata di una macchina. Che non eroga “cure alla persona”, ma prestazioni parametrate secondo criteri attuariali più adatti ad altri ambiti, quelli produttivi e mercantili. Non meravigliamoci se è nata una “medicina difensiva”, anche se questa è l'espressione di tanti diversi fattori, non ultimo una grossolana disinformazione dei cittadini sui problemi della sua salute. Ed è colpevole non porvi rimedio e lasciare al Medico questo complesso compito proprio delle Istituzioni.La Piazza Santissimi Apostoli, nel cuore della capitale, era stracolma, coloratissima delle bandiere dei tanti sindacati di categoria, vivace e inaspettatamente allegra. Ciascuno di noi era felice di trovarcisi immerso, di constatare quanti colleghi di tutta Italia avevano sentito il dovere di venire a testimoniare il profondo disagio ormai insopportabile che ingrigisce quotidianamente il nostro lavoro. Ma, purtroppo il “pubblico” mancava del tutto in quella bella piazza, ammesso che avesse voglia di preferirci alla contemporanea, organizzata, rodata manifestazione di protesta dei rappresentanti del “Pubblico impiego”, scattata come una molla appena sfiorato da dichiarazioni ministeriali sulla “meritocrazia nel lavoro”.Come troppo spesso è già avvenuto in passato, i Medici devono ancora, forse, imparare a lottare per i loro sacrosanti diritti, e smettere di recitare l'un l'altro, ingenuamente e improduttivamente, il lungo “cahier de dolèances”. E' vero che la loro tradizione culturale, e il particolare ruolo svolto nella società, malgrado tutto ancora impregnato di una buona dose di “missione”, li rendono alieni dall'intraprendere una vera lotta per l'affermazione dei loro diritti; ma si dovrebbero convincere che ormai non si tratta soltanto dei “loro” diritti, ma di quelli di tutti i cittadini. Ed è con questi che devono rinnovare il patto di alleanza, per contare di più e far sentire davvero la loro voce. E, intanto, chiedersi come mai nessuna testata giornalistica “ufficiale” si è accorta della manifestazione unitaria e nazionale di Tutte le categorie mediche italiane. Il Presidente Provinciale SNAMI La Spezia Dott. Caselli Luigi

Considerazioni del Presidente Provinciale SNAMI La Spezia sulle ragioni della manifestazione e dello sciopero.

Sezione SNAMI LA SPEZIA

Presidente SNAMI LA SPEZIA Dott. Luigi Caselli



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